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INCONCEIVABLE - CAPITOLO 2, Domande e Risposte

Scritto da fabiodj87 on . Posted in Blog Series - Inconceivable

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18 Agosto 2053
- 23.50, Sede Terre Selvagge, Settimo Torinese.

"Ciao a tutti! Scusate il direttivo corto ma devo parlare in privato con Miro e Danilo, non me ne vogliate, non c'entra nulla con l'associazione, state tranquilli! Buonanotte a tutti!". Con queste parole Sirio congedava il direttivo della sua associazione: Terre Selvagge. Un'associazione che si occupa di intrattenimento ludico, circuiti torneistici e ha il compito di far conoscere il mondo dei giochi a grandi e piccini. Sirio era orgoglioso di questa sua creazione tanto che mai avrebbe permesso a chiunque di deturpargli il proprio pargolo. Ma gli eventi di quei giorni furono talmente incredibili da fargli avere la testa impegnata per quasi tutta la lunghezza della riunione. Parlava di Settimo in Gioco e la sua testa era rivolta là, parlava della finale nazionale di Kingsburg a GiocaTorino e la sua testa era rivolta là. Pochi si accorsero di questa sua assenza e chi se ne accorse non diede troppo peso.

“Cominciamo una nuova riunione. Credo, molto più importante della precedente. Qui qualcosa non va' assolutamente. Miro, Danilo ti ha già accennato qualcosa?”, chiese con tono pacato. “Sì Sirio, e purtroppo non è tutto. Anche io sono stato vittima di un evento inspiegabile. Certo, con molta probabilità le cause sono differenti vista la diversità degli accaduti.”, rispose Miro con freddezza.

 

“Non è detto, racconta.”, esortò il presidente di Terre Selvagge. “Da dove parto? Non so nemmeno io da dove partire. Ho capito così poco di quello che mi è successo che tutte le volte che lo racconto rimango sempre più incredulo. Sono entrato in uno stato vegetativo in cui vedevo numeri ed operazioni matematiche dall'elevata complessità. La metà delle operazioni che ho visto non sapevo nemmeno a cosa si riferisse. Ho dedotto che fosse relativo a ciò che stavo facendo solo per piccoli dettagli. Qualcosa mi ricordava qualche conto che avevo fatto anche io in preparazione all'ultima finale nazionale di Kingsburg, ma niente che si avvicinasse troppo a ciò che ho visto. Quello che ho visto erano conti decisamente più precisi dei miei.”. La voce di Miro si fece sempre più flebile fino quasi a diventare un sussurro. Un uomo alto, capelli lunghi, pancia da birrozza, sicuro di se stesso e incredibilmente razionale. Per mettere in ginocchio la sua razionalità doveva vedere asini che volavano con in sella dei cinghiali, ma questa volta sembrava proprio in difficoltà. Il silenzio era durato ormai qualche secondo e Danilo emise dei colpi di tosse volontari per romperlo e prese parola: “Insomma, anche volendo, a cosa imputiamo questi eventi? Sembra quasi di essere in un film di fantascienza.”. “Siamo qui per scoprirlo o almeno per fare delle ipotesi sensate.”, replicò secco Sirio. “E son d'accordo...”, riprese Danilo “...ma abbiamo già delle idee? Temo che nessuno abbia delle idee. Neanche quelli che hanno assistito increduli al mio lancio del tavolino. Credo che mi farò un sacco di soldi con questa cosa! Creerò una nuova disciplina olimpica!”. “La cosa importante è che lasci intatta questa fantastica sede che ci ha appena fornito il gentilissimo comune di Settimo! Perlomeno finchè non ci manderanno via a calci anche da qui!” precisò Miro. La nuova sede era molto più spaziosa di quella vecchia. Vetrate, finestre, diverse stanze, addirittura 3 toilette, un piccolo soppalco per il pubblico, insomma, molto meglio che una stanzina dove a fatica si respirava in 20 e c'era un ripostiglio strettissimo per mettere le scatole dei giochi da tavolo. Di sicuro non era intenzione di Danilo demolire quel posto perfetto. “Ma dai?! Ma davvero?! E io che pensavo di allenarmi qui dentro per puntare alla medaglia d'oro! Con tutti i tavoli che ci sono!”, disse Danilo sorridendo. “Dai ragazzi” interruppe Sirio “non vorrei interrompere questo bel momento di ilarità ma vorrei affrontare un attimo l'argomento da un punto di vista molto serio. Se tutte queste non sono abilità passeggere potremmo quasi prendere in seria considerazione di rivoluzionare l'associazione e farla diventare qualcosa di molto, molto, molto più ampio. Non con la forza, ma con i servizi che potremmo offrire al pubblico! Ci pensate? Chi di voi, da bambino non ha mai desiderato essere un supereroe dei fumetti? E i nostri bambini sarebbero entusiasti di avere dei super-papà!”. “Sirio, stai divergendo da dove ci eravamo prefissi di arrivare! La causa! Non le conseguenze, bensì la causa!” intervenne Danilo. “Certo Danilo, la causa. La causa è ignota. Da dove partiamo? Siamo stati in posti diversi negli ultimi giorni. Se l'associazione fosse coinvolta in qualche modo, molti altri avrebbero avuto dei problemi e a quanto pare nulla di ciò è successo. Non siamo imparentati in nessun modo. A memoria non ci sono rami dell'albero genealogico su cui si possano registrare eventi simili. La causa? Il luogo. Torino. Torino città magica per eccellenza. Molti i segreti non ancora scoperti. Ma dove appigliarci? A cosa? Rituali massonici? I segni esoterici di cui la città è tappezzata? Quali con esattezza?”. Sirio si stava agitando. Il non riuscire a trovare una soluzione sensata non lo faceva stare tranquillo e la pressione di Danilo non lo aiutava.

“Fermi tutti!” saltò fuori Miro con la voce nuovamente schiarita. “Ho una cosa in mente. Fermatemi se non riuscite a seguirmi. Il cervello umano è in grado di fare cose che noi nemmeno immaginiamo. Immagazzina e mantiene moli di dati in grado di raccontare la vita intera di una persona. Dettagli di luoghi, persone, numeri, profumi, emozioni. I filosofi antichi erano convinti che noi nascessimo con dei concetti già insediati nella nostra mente. E se fosse accaduto una cosa simile? Il cervello comunica attraverso onde elettromagnetiche e le stesse onde elettromagnetiche con varianti di frequenza e intensità possono avere sbloccato delle zone di cervello inutilizzate con all'interno dei dati ai quali non avevamo accesso prima di quel momento. Lo so, sembra follia, ma in un contesto sufficientemente folle, il ragionamento fila.”. “In questo caso dovremmo cercare la causa di questo segnale dall'esterno?”, chiese Sirio. “In un certo senso sì.”, rispose Miro non troppo convinto. “In realtà dobbiamo cercare l'evento che ha scaturito ciò, se la mia teoria è esatta. L'altra sera c'è stato un blackout che ancora non si capisce a cosa è dovuto. Può essere stato causato dalla stessa fonte del segnale che ha sbloccato questi dati immagazzinati nel nostro cervello.”. Le parole di Miro diventavano sempre più lunghe perchè la sua pronuncia era sempre più lenta. Non credeva nemmeno lui a ciò che stava dicendo, ma in quel contesto era quasi convinto che non fossero idiozie. “Insomma, con molta probabilità, trovata la causa del blackout, trovata la causa del nostro problema.”, concluse. “Mi chiedo come possa avere a che fare un blackout con le tue visioni o con Sirio che diventa il maestro Yoda di Settimo Torinese. Se c'è un blackout è perchè c'è stato un calo di tensione. Niente tensione, niente corrente, niente luce. Solo che le compagnie non vogliono ammettere la loro incapacità nel gestire il fabbisogno estivo.”. Miro storse il naso e precisò: “Non essere sempre così negativo. In fondo hanno detto che non sanno il motivo di questo blackout. Se le registrazioni non hanno dato valori sfasati probabilmente dicono la verità. Non si sono mai tirati indietro nell'ammettere che durante l'estate, l'eccessivo uso dei condizionatori può causare il buio su un'intera città! Non vedo perchè debbano farlo proprio quest'anno!”.
“Io comunque rimango della mia opinione: metterò i piombini su tutti gli oggetti in casa mia e ci penserò un altro giorno! Ora ho un sacco di sonno e la giornata di oggi mi ha già sfasato abbastanza. Sentir parlare di cervelli sbloccati come se fossero dei codici per le vite infinite in GTA non fa che peggiorare la situazione! Con tutto il bene che vi voglio, ma direi di rinviare la discussione in un momento un po' meno caldo, e più sereno. Magari dopo aver rimesso a posto i ricordi di questa giornata, la più lunga degli ultimi trent'anni.”. Danilo era sempre un po' polemico ma arrivava sempre dritto al punto senza tergiversare su quel che intende dire. “Certo Danilo, capisco.”, rispose Sirio “Forse è veramente tardi un po' per tutti. Teniamo come punto fermo l'ipotesi di Miro, che, per quanto assurda possa esssere, è sempre l'unica che ci è venuta in mente. Riflettiamo, mettiamo a posto i ricordi, non affatichiamoci e ne riparleremo un altro giorno, magari davanti ad un cappuccino e una brioches o perchè no, magari davanti ad una pizza.”. “Davanti ad una pizza il mio cervello ragiona sicuramente meglio! E non credo che voglia sbloccare dati per lanciare via il tavolo! Non finchè ce n'è ancora almeno una fetta!”, replicò Danilo. “Ok, vada per questa pizza. Ci mettiamo d'accordo nei giorni a seguire. Anche io sono stanco. Sono ancora intontito da ieri sera. Buonanotte a tutti!”. Miro lasciò la stanza e si diresse verso la macchina. Accese il motore e pensò a quello che aveva detto: "Ho bisogno di cure mediche, senza ombra di dubbio. Ma cosa diavolo sono arrivato a pensare? ". Inserì la prima e accelerò. All'interno della sede Danilo e Sirio erano ancora fermi, immobili, in silenzio. Entrambi riflettevano alla situazione ma nessuno volle rompere quel silenzio che sembrava sacro. Il primo fu Danilo dopo un paio di minuti. “Dai Sirio, non è morto nessuno. Ci penseremo a tempo debito, ora andiamo tutti a riposare!”.

Mai frase fu più falsa, ma Danilo non poteva saperlo.

19 Agosto 2053 - 16.50, Goblin Settimo, Settimo Torinese.

-  “Ciao Alby”.
-  “Ciao Fabio”.
- “Come mai questa calca? Cos'è successo? Ho appena visto uomini in divisa allontanarsi da qui!”
- “Lascia perdere Fabiè, hanno appena finito di pulire. Un bambino è uscito di corsa dal negozio ed è stato travolto da un ciclista che sfrecciava proprio qui di fronte. Certo che bisogna essere delle belle teste di cazzo per andare forte in questa vietta.”
- “E quindi? Il bambino sta bene?”
- “Direi di no. E' morto qui di fronte. Sarà un'immagine difficile da dimenticare. Non mi preoccupano nemmeno tutti gli iter burocratici che dovrò fare per l'accaduto, ma è morto un bambino. Di fronte al mio negozio. Non so come farò d'ora in poi.”. Il gigante buono si fece scappare una lacrima di commozione. Fabio non sapeva cosa dire. Era stato colto di sorpresa. Prima la notizia al TG e poi quello. La sua febbre si era appena affievolita ma non riusciva a stare in casa da solo con la notizia appresa all'ora di pranzo e così decise di uscire, nella speranza di non ritrovarsi davanti quel che voleva per un momento accantonare nella speranza di un messaggio di ritorno da parte di Micaela.

“Scusa Alby. Oggi quindi, non è proprio una gran giornata. Giusto poco fa ho appreso dal TG che forse, le ragazze che ho conosciuto quest'anno al mare...”, Fabio sospirò un attimo. Non voleva dirlo. Sperava che non fosse così, che era tutto una coincidenza di nomi e di luoghi ma in fondo sapeva che non avrebbe mai ricevuto un SMS da lei. “...sono.......morte....incidente. Loro passeggiavano e un'autocisterna le ha travolte. Chi guidava era ubriaco e dannato lui, nemmeno un graffio. Potessero prenderlo e impiccarlo. Non voglio ancora crederci. Non posso crederci.”. Fabio scoppio in lacrime. Si accasciò in ginocchio appoggiando la schiena al cartellone HERE I RULE, uno dei mille metodi per pubblicizzare il gioco di carte collezionabili Magic The Gathering che la Wizard of The Coast dava in dotazione ai negozianti. Alberto si chinò: “Dai campione, vivi tu, per onorare chi purtroppo non può più farlo. Il ricordo che terrai dentro di te le farà vivere per sempre.”. Alberto mise la mano possente sulla spalla di Fabio. Fabio era un ragazzo bassino, di corporatura robusta e capelli scuri tenuti quasi sempre corti o cortissimi. La mano di Alberto avrebbe potuto maneggiare la spalla di Fabio come se fosse una coscia di pollo tanto che era grande. Tra un singhiozzo e l'altro Fabio rispose: “Grazie Alby, nulla me le farà dimenticare. Ma pensare che fino a poco fa scherzavo e giocavo con loro, mi rabbrividisce. Il pensiero che oggi ci sei e domani chi lo sa mi lascia sempre di sasso. Ci si scriveva...e probabilmente non riceverò mai più un SMS da loro.”. Bip-bip, bip-bip. Per un attimo gli occhi di Fabio si spalancarono. La speranza era l'ultima a morire. Prese il cellulare in mano:

Alessandro: "Ciao Fabio, abbiamo bisogno del tuo aiuto. Ho sentito anche Giorgio. Sono successe cose incredibili. Fammi sapere quando sei libero, dobbiamo parlarci assolutamente. Mi avevi detto che non stavi molto bene l'altro giorno. Spero che tu ti sia ripreso. Appena sai qualcosa rispondi. Non dimenticarti.".

Ancora lacrime per Fabio. La speranza si era fatta sentire pesantemente in quegli attimi ma la delusione nel leggere il mittente ruppe quasi definitivamente qualsiasi forma di ottimismo. Vista la situazione, una volta calmato, salutò tutti con un abbraccio, anche i più piccoli che erano abituati a vederlo ben più allegro. Per sdrammatizzare si girò verso Davide dicendo: “Miraccomando ragazzi, testate anche per me.”. “Non pensare ai test, pensa a riprenderti, lavoreremo anche per te. E se hai bisogno di qualcosa, hai i nostri numeri di telefono. Non abbacchiarti troppo e non spegnerti, che ci servi integro per il GP!”, disse Davide comprensivo tentando disperatamente di tirarlo su di morale. “Tranquillo, è stato un duro colpo, ma si troverà il modo per superarlo. Niente ridarà loro la vita. Tantomeno piangere tutto il giorno. Datemi 2-3 dì per riprendermi. Ci sentiamo. Buon proseguimento di giornata a tutti. Ah, Richi, scrivi tu l'articolo per me sul sito...grazie...”